Riportiamo alcuni estratti di un’intervista a Amit Singhal, noto “Google Fellow”, che spiega come Google indicizza Twitter.
Se moltissime persone ti seguono su Twitter, e tu segui qualcuno – anche se questo qualcuno è nuovo e non ha un sacco di follower – il tweet di questa persona è considerato prezioso, perchè i suoi follower hanno, di conseguenza, un grosso seguito. Un utente che segue un altro in un social media, è analogo ad una pagina che linka un’altra sul web. Entrambe sono forme di “raccomandazione”. Quando delle pagine di alta qualità linkano un’altra pagina sul web, la qualità della pagina linkata sale. Allo stesso modo, nei social media, se un utente affidabile e riconosciuto segue un altro utente, la qualità dei follower di questo sale.”
Altro problema, l’estrarre il segnale dal rumore. Google riusce ad estrarre il “segnale” analizzando i termini ricorrenti nei vari tweet (ma anche nei blog), e la vicinanza di questi termini con la parola chiave in questione. In questo modo, riesce ad inserire risultati rilevanti in real-time anche su termini di ricerca molto comuni.
In futuro, sia Twitter che Google sperano di migliorare la pertinenza delle ricerche in tutti i contesti grazie all’aggiunta dei dati geolocalizzati. “La real-time search sta evolvendo” dice Dylan Casey, product manager di Google. “Parlo regolarmente con i ragazzi di Twitter per capire quale direzione dare alle nuove feature. Riceviamo feedback, diamo dei feedback, collaboriamo. E’ realmente un rapporto simbiotico”.
Riassumendo: Google strizza l’occhio a Twitter ma mantiene forte l’interesse nei confronti del “vecchio web” (quello dei siti e dei blog), e probabilmente farà in modo di accelerare l’indicizzazione e la pubblicazione in SERP di contenuti freschi provenienti dalle tradizionali pagine web (siano questi notizie, articoli o post).


gennaio 21, 2010 in 
